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Alessandra Romano, Segretaria Generale Spi Cgil Roma e Lazio

In una finestra di 30 giorni tutte le Regioni devono predisporre “specifici piani operativi regionali” per il rafforzamento dei servizi sanitari territoriali, per la prevenzione e per evitare l’insorgenza di nuovi focolai.

La riorganizzazione riguarda anche le USCA, Unità Speciali Continuità Assistenziali, uno degli strumenti che devono essere a disposizione dei distretti sanitari.

Le USCA come definite nell’art.8 del DM n.14 del 9-3-2020 e nella normazione attuativa delle Regioni sono intese come strutture organizzative, come un segmento operativo inserito fra gli strumenti per la produzione di LEA, Livelli Essenziali di Assistenza, distrettuali.

Nelle attività delle USCA è il distretto che si avvale della collaborazione dei Medici di medicina generale organizzati dentro l’USCA in AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale) e rispondenti per la programmazione delle attività alla direzione di distretto.

Così ad oggi non è nel caso dell’USCAR del Lazio

Per questo le confederazioni CGIL CISL UIL hanno reso noto all’assessorato alla salute il loro motivato dissenso che riguarda: verticalizzazione delle sue funzioni, accentramento e direzione presso un IRCCS (Spallanzani) di funzioni proprie dei servizi territoriali, scavalcamento sostanziale dei distretti sanitari.

Nella ridefinizione dell’USCA ci attendiamo che le osservazioni critiche, ma propositive avanzate siano tenute in considerazione.

Appare necessario l’affidamento al distretto sanitario di strumenti, risorse, poteri d’intervento, di coordinamento nella prevenzione, nell’assistenza domiciliare e residenziale (come cure intermedie), nell’attività ambulatoriale. Dando, al dipartimento di prevenzione, rispetto alle attività USCA, la funzione propria nel raccordo con i distretti.

Chiediamo all’assessorato alla salute che il tema USCA sia oggetto di discussione ad un tavolo di confronto urgente, già richiesto, sulla sanità territoriale del Lazio che purtroppo il Ministero della sanità ha da tempo accertato essere sotto la media nazionale per la quasi generalità degli indicatori della “griglia Lea” . I cittadini non autosufficienti a casa o in RSA lo stanno da tempo richiedendo