Lo Spi Cgil Roma e Lazio per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne.
Contro tutte le guerre che infestano il mondo, che uccidono, opprimono donne bambini fragili vittime incolpevoli e predestinate.
Anche quella contro le donne è una guerra che miete vittime, umiliazioni e violenze di ogni tipo, spesso, troppo spesso, per mano di chi, quelle stesse donne, afferma di amarle.
Le donne sono vittime degli uomini ma soprattutto sono vittime di una cultura patriarcale che è causa sistemica, coinvolge tutto e tutti ed è evidente che il femminicidio non è un delitto passionale ma un "delitto di potere".
Il patriarcato di oggi non è lo stesso di quello dei nostri avi, ha una matrice comune, che oggi sembra connotarsi anche come reattivo ad una sua generalizzata messa in discussione.
Violenza, stupro, delitto, sopraffazione, umiliazione, molestia, sinonimi tutti dell’ordine attuale del mondo che poggia sulla subordinazione delle donne e il controllo sul loro corpo.
Chi esercita violenza sulle donne, in qualsiasi modo, vuole mantenere e approfondire le disuguaglianze che ancora esistono nel rapporto tra i sessi.
La violenza sulle donne è un fenomeno e questo significa che può colpire donne di ogni estrazione e provenienza, manifestandosi in modi diversi come la violenza fisica, psicologica, sessuale, economica e lo stalking, all'interno della famiglia, nei luoghi di lavoro o online.
Crediamo fermamente che si debbano rafforzare e diffondere pratiche culturali contro le disparità di genere che includono l'educazione contro gli stereotipi, la promozione della parità retributiva, la garanzia di pari opportunità di carriera e l'eliminazione della violenza di genere e l'adozione di politiche di "tolleranza zero" e la creazione di presidi sicuri; per questo ci battiamo per potenziare i “consultori” e la loro funzione socio-sanitaria educativa per le giovani generazioni psicologica di tutele e contrasto ad ogni tipo di violenza.
E ancora vogliamo costruire città più accoglienti luoghi più umani dove anche gli anziani non siano considerati scarti, o pazienti senza anima e senza storia, ma possano riappropriarsi del ruolo di testimoni del percorso umano, custodi di conoscenza.
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